Amo Tarantino. Ed amo il suo modo di fare cinema. Normalmente.
Ma il suo ultimo film "Grindhouse", però, mi ha fatto alquanto cagare.
Sono andato così al cinema per vedere "Bastardi senza gloria", partendo da una cocente delusione, sperando di innamorarmi di nuovo di questo regista.
E Quentin non mi delude, ci regala una pellicola che insieme a "Le Iene" , "Pulp Fiction", "Jackie Brown" e "Kill Bill", forse un giorno, ne faranno del regista americano, il migliore dei nostri tempi.
Personalmente, ho troppo amato "Pulp Fiction", per dire che "bastardi senza gloria" sia il miglior film fatto sinora, ma è indiscutibile che l'ultima pellicola del regista del Tennessee, è la sua prova più matura.
La maturità deriva dalla scelta della storia, dove a suo modo reinventa importanti argomenti storici, dalla sceneggiatura costruita su lunghi
dialoghi, divertenti e taglienti come in pochi sanno scrivere. Splendidi sono il montaggio, la fotografia e la colonna sonora, ma quello che dà il tocco in più per la riuscita di questo capolavoro, è la scelta del cast, perchè tutti i personaggi (e ce ne sono tanti), hanno la faccia giusta, il ghigno giusto, il sorriso giusto.
Tutti bravi, ma Christoph Waltz nella parte del colonnello nazista Hans Landa, è a dir poco superbo, una spanna sopra a tutti e la sua palma d'oro assegnata a Cannes è meritatissima.
Inglorious Basterds è il film antinazista per eccellenza, ricco di stile e tecnica, ricco di citazioni, è originale, cinico e sanguinoso.
L'ultimo film di Tarantino non è nè un film di guerra, nè la solita pellicola sul nazismo e gli ebrei. Inglorious Basterds inizia come una fiaba, “C’era una volta…” , ma il racconto è tuttaltro che fiabesco d'altronde con Tarantino non poteva essere altrimenti.
Il racconto questa volta è lineare, e i flashback ridotti all’essenziale, i dialoghi sono sofisticati, soprattutto quando a parlare è il tedesco Lande.
A dispetto della lunghezza del film, non si ha il tempo di annoiarsi, la sceneggiatura (probabile Oscar) mescola momenti di tensione con lampi di ironia, creando un crescendo di suspense, sin dalla prima scena.
Nel film i personaggi recitano in diverse lingue, francese, tedesco, inglese, italiano e siciliano, soprattutto l’attore austriaco Christoph Waltz, con una perfomance che probabilmente verrà premiata con un altro Oscar.
Tarantino decide di affrontare con Inglorious Basterds l’avvenimento storico della seconda guerra mondiale e della persecuzione degli ebrei , scelta che avrebbe potuto far storcere il naso ai detrattori dell’artista, ai non adepti.
Il regista del Tennesse (stessa città di provenienza del personaggio Aldo Raine, quello interpretato da Brad Pitt), non è affatto impreparato sull’argomento.
Conosce bene la storia, fino ai particolari: lo dimostra nella scena in cui viene smascherato il tenente Archie Hicox, che per ordinare 3 Whiskey indica il numero utilizzando l’anulare invece del pollice.
Durante la seconda guerra mondiale i tedeschi riuscirono ad individuare molti americani e nemici proprio grazie a quest’escamotage.
Il film è pieno di sorprese, omaggi a film degli anni '70 e come è risaputo, Tarantino ha cambiato il finale della seconda guerra mondiale a proprio piacimento.
La squadra dei bastardi è formata da soldati ebrei.
E’ una raffinatezza culturale, perché una grande obiezione è stata mossa sempre contro la cultura ebraica, di non aver mai reagito, di non essersi difesi.
Nel film invece sono armati di pugnali, fucili e dinamite, e sono pronti a farsi esplodere pur di uccidere i loro oppressori.
Proprio come al giorno d'oggi i palestinesi kamikaze si fanno saltare in aria in Israele.
Tarantino invece non modifica la storia decidendo di non far giustiziare alcuni assassini nazisti, purtroppo è davvero andata cosi.
Come è stato raccontato in “Amen”, ( film, purtroppo poco conosciuto, di Costa-Gravas) gli americani hanno dato ospitalità, lavoro e alti privilegi a molti nazisti e collaboratori a vario titolo del Terzo Reich, solo che nessun “Bastardo” gli ha mai inciso con un pugnale una svastica sulla fronte.
Dopo anni di dibattiti e polemiche Tarantino sembra aver ormai convinto tutti.
Il regista del Tennesse non era un bluff, negli anni ha saputo affermare il suo genio, il proprio talento artistico, e se mai ce ne fosse stato ancora il bisogno, Inglorius Basterds ne è l’ennesima conferma.
Probabilmente non è un caso che Aldo Raine (il suo alter ego ?), concluda il film definendo la sua ultima opera con queste parole “Questo potrebbe essere il mio capolavoro”.
Forse è davvero così anche per il nostro Quentin.